IMMAGINI DI FUTURO
L’AC IN AZIONE TRA FEDELTÀ E CREATIVITÀ

Due sono i documenti fondamentali che ritmano il cammino associativo per ogni arco di età (ragazzi, giovani, adulti), per il livello parrocchiale e per quello diocesanoL’Azione Cattolica, per vocazione e per statuto, favorisce ed educa alle relazioni intergenerazionali, promuove un’esperienza di Chiesa locale, al servizio della parrocchia, che favorisca il protagonismo dei laici secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II. L’AC, in quanto associazione democratica, prevede che le scelte, i programmi e i progetti siano deliberati nei momenti assembleari. Il risultato di questa esperienza sinodale si concretizza in un documento fondante (Documento Assembleare) e in scelte annuali volte a indicare percorsi di attuazione (Programma Associativo).

 

Dal Documento Assembleare della XVI Assemblea Diocesana 18-29 febbraio 2017:

L’AZIONE CATTOLICA IN QUESTO TEMPO
Viviamo un periodo storico complesso: diversi elementi, spesso contradditori, rendono urgente per le persone l’esercizio del pensiero e del discernimento, insieme all’assunzione della responsabilità.
La confusione della politica insieme a nuove e stimolanti forme di partecipazione, la crisi economica con i progetti per una crescita alternativa, la ricerca di una nuova antropologia, le difficoltà delle diverse fasce sociali e delle istituzioni insieme alla creatività dei singoli e di nuove forme aggregative, dipingono un contesto sociale e culturale frammentato e articolato.
I segni indicatori di questa situazione sono il multiculturalismo, le migrazioni, il pluralismo etico, la ridefinizione degli spazi e dei luoghi della convivenza civile, la diversificazione dei valori di riferimento, il cedimento del tessuto comunitario, la ricerca del dialogo interreligioso.
La Chiesa e l’AC, che vivono nella storia, e in essa ricevono e donano, respirano questa atmosfera e si lasciano interrogare da ciò che lo Spirito suggerisce.
Desideriamo allora accogliere l’invito di Papa Francesco, ponendoci nella logica della Evangelii Gaudium per una Chiesa e, quindi, un’Azione Cattolica in uscita.
Vogliamo farlo con lo stile della sinodalità, del camminare insieme come popolo di Dio, secondo le indicazioni del Convegno Ecclesiale di Firenze e le intuizioni del Concilio Vaticano II.
In comunione con il Vescovo, intendiamo seguire i suggerimenti del Progetto Pastorale Missionario, declinandolo secondo la nostra specificità associativa.
“È necessario passare da una pastorale di conservazione ad una pastorale decisamente missionaria”
(EG 15).

L’Azione Cattolica è un’opportunità per la Chiesa.

Diceva Vittorio Bachelet: “L’Azione Cattolica è una realtà di cristiani che si conoscono, che si vogliono bene, che lavorano assieme nel nome del Signore, che sono amici: è questa una rete di uomini e donne che lavorano in tutte le diocesi, e di giovani, e di adulti, e di ragazzi e di fanciulli, che in tutta la Chiesa italiana, con concordia, con uno spirito comune, senza troppe sovrastrutture organizzative, ma veramente essendo sempre più un cuor solo e un’anima sola, cercano di servire la Chiesa”.

 

L’Azione Cattolica è un’opportunità per i laici.

È un’opportunità per riconoscere in Gesù Cristo il fondamento del nostro essere uomini; la nostra umanità come “narrativa di Dio”.

È un’opportunità formativa con la finalità di corrispondere alla vocazione di santità e di apostolato nella specifica condizione di vita dei laici.

È un’opportunità per crescere nella coscienza della propria vocazione e missione.

È un’opportunità per essere sostenuti nella propria esperienza di fede, grazie a un contesto di relazioni significative e intergenerazionali e di modalità democratiche.

Il laico cui tende la formazione dell’AC è quello delineato dal Concilio: il laico cristiano, senza bisogno di ulteriori aggettivi, che sperimenta la bellezza e la fatica della vita cristiana, colui che vive l’appartenenza alla città degli uomini e alla città di Dio, che sta nella Chiesa in modo adulto e corresponsabile, con una coscienza libera e matura.

Il laico è colui che vive il suo impegno secolare come un modo significativo e necessario per adempiere alla missione della Chiesa; che è protagonista, in una visione di Chiesa come “popolo di Dio”, in forza della sua chiamata alla vita e della vocazione battesimale.

Come sostiene l’Evangelii Gaudium: “In virtù del battesimo ricevuto, ogni membro del popolo di Dio è diventato discepolo missionario…e sarebbe inadeguato pensare ad uno schema di evangelizzazione portato avanti da attori qualificati in cui il resto del popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni” (EG 120).

 

Le sfide

Da queste considerazioni è nato il percorso dell’associazione diocesana di questo triennio, teso a interrogarsi sulla direzione da intraprendere, facendo tesoro del cammino compiuto.

La fedeltà alle proprie radici, alla tradizione, alla storia che ci contraddistingue implica uno sguardo coraggioso e aperto al futuro, alla forma nuova che la storia ci chiede di assumere oggi.

Percorrere la via del rinnovamento è il più grande atto di fedeltà che possiamo fare rispetto alla tradizione che ci è stata consegnata, perché richiede di trovare le modalità per renderla ancora significativa per le donne e gli uomini di oggi.

È compito di noi laici associati maturare questa consapevolezza, individuare strade possibili per vivere e annunciare il Vangelo oggi, nel mondo di ogni giorno, proporre azioni concrete per andare in questa direzione.

 

Immaginiamo un’AC che forma laici per vocazione.

Un primo passo da compiere per rispondere alla vocazione battesimale è sicuramente quello di ricomprendere il significato della corresponsabilità,esercitandola con maggiore libertà.

Questo significa pensare un’AC che non si limita a rispondere alle richieste di una pastorale di conservazione,che non si accontenta di fare le proprie cose, pur nobili, ma che ritrova una soggettività efficace, inserendosi in un disegno di Chiesa da perseguire e portare avanti con le competenze, la sensibilità, la capacità di iniziativa di un laicato maturo.

 

Immaginiamo un’AC che riscopre la propria ministerialità (carismatica e istituzionale) come dono dello Spirito alla Chiesa.

L’AC è l’unica associazione ecclesiale che, per Statuto, si lega e si collega alla gerarchia. Essa vive di una duplice anima: una forte dimensione istituzionale e un’evidente componente carismatica.

Già Paolo VI definiva l’AC come “una singolare forma di ministerialità laicale” per sottolineare il suo legame e il suo servizio alla missione ecclesiale; l’associazione infatti si propone di realizzare il progetto pastorale del Vescovo e il fine apostolico generale della Chiesa.

I progetti formativi dell’AC nascono e vivono nei piani pastorali decennali, nelle linee dettate dal Vescovo, in relazione al ritmo ecclesiale della diocesi e della parrocchia, ma devono poter concorrere ad un rinnovamento costruttivo della Chiesa perché sia realmente vissuta la dimensione di popolo di Dio.

Nello stesso tempo l’AC è realtà di laici che liberamente si associano per una formazione personale e comunitaria tesa all’universale vocazione alla santità, alla collaborazione alla missione della Chiesa “secondo il loro modo proprio”, testimoniando la fede nelle realtà temporali.

Il carisma dell’associazione consiste, prima di tutto, nello spendersi per la cura della crescita e della formazione del battezzato, perché sia coltivata la coscienza di appartenere alla Chiesa e sia scelta, nella sua globalità, la missione evangelizzatrice.

È necessario, quindi, trovare nuovi equilibri e favorire una sintesi in grado di salvaguardare la dimensione istituzionale e carismatica dell’associazione: compito che, sia a livello diocesano sia a livello parrocchiale, riguarda ogni aderente e ogni associazione territoriale.

 

Immaginiamo un’AC che agisce come soggetto associativo

L’associazione può corrispondere alla chiamata della storia se rimane fedele al suo essere soggetto associativo.

L’AC deve far valere la ricchezza e la novità di agire come soggetto e non solo come somma di singoli, con le dinamiche e le scelte maturate nel tempo.

La dimensione associativa costituisce un valore aggiunto nel processo di formazione di un cristiano adulto nella fede.

Il servizio al Vangelo e alla Chiesa richiede all’AC di incrementare la dimensione associativa, favorendo la comunione nella parrocchia, creando reti di dialogo e confronto tra tutti i soggetti, non solo ecclesiali, di un territorio.

 

IMMAGINI DI FUTURO

L’associazione, sia a livello parrocchiale sia a livello diocesano, si assume il compito di approfondire questa prospettiva, nel discernimento, nello studio e nel confronto.

L’associazione, sia a livello parrocchiale sia a livello diocesano, assume come stile l’accompagnamento, secondo il percorso iniziato nello scorso triennio, e decide di investire in esso la maggior parte delle risorse e del tempo.

L’associazione, sia a livello parrocchiale sia a livello diocesano, si impegna a potenziare le scelte effettuate, ad assumere e sviluppare i progetti indicati nel percorso assembleare o altri processi individuati nel territorio.

L’associazione si impegna a ripensare le caratteristiche e le modalità del lavoro delle équipes di settore e degli organismi diocesani, come il Consiglio Diocesano e la Presidenza e le diverse commissioni esistenti.

L’associazione si impegna a far proprie le caratteristiche e i profili delineati nel documento allegato, sintesi della riflessione, del confronto e della condivisione delle associazioni parrocchiali e del consiglio diocesano nello scorso triennio.

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